Per 3 anni le avrebbe fatto vivere un incubo. Insulti, minacce, botte, controllo totale. I carabinieri erano intervenuti in casa in numerose occasioni ma lei, spaventata, aveva sempre minimizzato se non negato le violenze che subiva. Fino a quando, qualche mese fa, ha trovato dopo l’ennesima aggressione la forza di reagire, se non altro per proteggere i suoi tre figlioletti piccoli. Ha sporto denuncia e di recente, dopo due provvedimenti – uno del giudice penale, l’altro di protezione del tribunale civile – il fidanzato è stato allontanato di casa. I carabinieri gli hanno applicato il braccialetto elettronico, così come disposto dal giudice Poi.
Un quadro drammatico
Quello che è emerso dalle denunce di una scledense di 40 anni che lavora in ambito sanitario è un quadro a tinte fosche. Drammatico. Lei si era fidanzata nel 2022 con L.P., 48 anni (pubblichiamo le iniziali per non rendere riconoscibile la parte offesa) dopo la fine di un’altra relazione, dalla quale aveva avuto due bimbi, ancora piccoli. Dal nuovo amore era nato il terzo figlio; ma dopo la nascita il compagno, che vive di lavoretti saltuari e di espedienti (è volto noto alle forze dell’ordine), avrebbe iniziato ad essere aggressivo e violento.
Le violente liti in casa
Più volte i vicini, o altri parenti, avevano avvisato le forze dell’ordine per le violente liti in casa; ma lei, anche in ospedale, aveva assicurato di non essere stata colpita dal convivente ma di essersi ferita accidentalmente. Dalle varie segnalazioni erano stati avviati 5 procedimenti penali, tutti archiviati perché mancava la denuncia della vittima. «Avevo paura, mi minacciava», ha alfine confessato in caserma, dopo l’ultima violenta aggressione.
Lo scledense è accusato di maltrattamenti e lesioni aggravate: avrebbe offeso ripetutamente la ex, l’avrebbe denigrata come donna e come madre, sputandole addosso; l’avrebbe minacciata («ti faccio stuprare dagli zingari», una delle frasi più leggere), l’avrebbe controllata costantemente nei suoi spostamenti, verificando i messaggi; più volte l’avrebbe aggredita e percossa (in un caso con il neonato il braccio, che era caduto a terra e aveva rischiato di farsi male).
La fine della relazione e la denuncia
E, dopo la fine della relazione, nel dicembre scorso, si sarebbe presentato più volte a casa, tormentandola. Tutte circostanze avvenute alla presenza dei 3 bambini, il più piccolo dei quali era stato affidato temporaneamente ai nonni, dal tribunale per i minorenni, proprio per il clima terribile che viveva in casa.
Lei, per liberarsi del violento, era stata costretta a farsi ospitare dalla madre. Successivamente, dopo aver sporto denuncia in caserma dei carabinieri, si è presentata anche al centro antiviolenza di Schio, avviando un percorso di consapevolezza oltre che di protezione.
Ora è tutelata da due legali (l’avv. Alessandro Dall’Igna per il penale e Ludovica Sartore per il civile); prima il tribunale civile ha firmato un provvedimento protettivo nei confronti di lei, ordinando al compagno di non avvicinarsi più, e poi quello civile ha disposto il braccialetto elettronico già applicato dai carabinieri. «Spero che l’incubo sia finito», sospira la scledense.
L’indagato, tutelato dall’avv. Paolo Spagnolo, avrà modo di difendersi.